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baciami piccina!
  • baciami piccina!
la locandina:

Baciami piccina!

di Andrea Lupo
liberamente tratto da un'idea di Ariel Dorfman
con Margherita Zanardi, Nicola Cavallari e Andrea Lupo
regia Andrea Lupo
assistente alla regia Paolo Fronticelli
disegno luci Cristina Massari
una produzione Teatro delle Temperie
crediti:
  • categoria: Prosa
  • anno: 2010
  • diretto da: Andrea Lupo
  • aiuto regia: Paolo Fronticelli
  • scritto da: Andrea Lupo
  • costumi: Teatro delle Temperie
  • una produzione: Teatro delle Temperie
la trama:

"baciami piccina!" è ambientato in un periodo storico fra i più difficili della storia recente del nostro paese. I mesi appena successivi al 25 aprile 1945 furono decisivi per la nascita e la maturazione della nostra democrazia. Lo spettacolo racconta la storia di una donna, Tina, che dopo aver attraversato gli orrori della guerra, le battaglie della Resistenza, le torture e le sofferenze della prigionia, assieme al marito Antonio, anche lui partigiano, tenta di ricostruire la propria vita e la propria serenità. Il caso vuole che una sera, a casa dei due protagonisti, arrivi Roberto, un medico che Tina riconosce come il più crudele dei suoi torturatori, senza averne però prova certa. La narrazione prosegue nell'alternanza tra desideri di vendetta e necessità di giustizia, tra confessioni e menzogne in cui entrano in conflitto i sentimenti personali con gli ideali più alti della lotta. Un'appassionante thriller teatrale in cui l'identità del misterioso medico non verrà svelata fino alla fine, mentre moglie e marito, in passaggi di grande intensità, si rivelano reciprocamente segreti mai confessati. Il finale giunge improvviso, il buio cala appena Roberto rivela la sua identità consegnando, così, all'immaginazione del pubblico l'esito della vicenda e alla memoria un patrimonio storico da non dimenticare.

lo spettacolo

"baciami piccina!" è ambientato in un periodo storico fra i più difficili della storia recente del nostro paese. I mesi appena successivi al 25 aprile 1945 furono decisivi per la nascita e la maturazione della nostra democrazia. Lo spettacolo racconta la storia di una donna, Tina, che dopo aver attraversato gli orrori della guerra, le battaglie della Resistenza, le torture e le sofferenze della prigionia, assieme al marito Antonio, anche lui partigiano, tenta di ricostruire la propria vita e la propria serenità.

Il caso vuole che una sera, a casa dei due protagonisti, arrivi Roberto, un medico che Tina riconosce come il più crudele dei suoi torturatori, senza averne però prova certa.

La narrazione prosegue nell'alternanza tra desideri di vendetta e necessità di giustizia, tra confessioni e menzogne in cui entrano in conflitto i sentimenti personali con gli ideali più alti della lotta.

Un'appassionante thriller teatrale in cui l'identità del misterioso medico non verrà svelata fino alla fine, mentre moglie e marito, in passaggi di grande intensità, si rivelano reciprocamente segreti mai confessati. Il finale giunge improvviso, il buio cala appena Roberto rivela la sua identità consegnando, così, all'immaginazione del pubblico l'esito della vicenda e alla memoria un patrimonio storico da non dimenticare.

note di regia

Tre piccole zone di luce in un oceano di buio. Nient’altro.

Abbiamo lavorato lungamente alla ricerca di una memoria prima di tutto emotiva di quei tempi. Abbiamo incontrato ex-partigiane ed ex-partigiani e loro figli. Aneddoti, racconti di battaglie, ricordi, fino ad arrivare al fondo di un’esperienza emotiva incomprensibile per chi come noi non può assolutamente neppure immaginare quegli anni. Abbiamo cercato di assorbire, anche senza poter fino in fondo comprendere, ogni movimento d’animo, ogni piega del volto, ogni sguardo di quelle donne e di quegli uomini che raccontandosi rivivevano per noi gli anni più dolorosi e importanti della nostra storia recente. L’esperienza di quegli incontri ci ha dato il materiale su cui lavorare nella prima fase di questo progetto. Abbiamo scritto questo testo partendo da un canovaccio tracciato da Ariel Dorfman e lasciandoci suggestionare da una serie di esperienze ricostruite e sperimentate in scena. In una seconda fase abbiamo cercato di creare fisicamente ed emotivamente i rapporti fra i tre personaggi, arricchendo il più possibile di particolari ogni momento, ogni ricordo ed ogni scambio fra loro. Nell’ultima fase abbiamo lavorato per sottrazione, cercando di togliere tutto quello che ci poteva risultare ingombrante o limitante. Infine siamo arrivati a considerare questi tre personaggi nel loro nudo valore assoluto: tre isole separate da un oceano invalicabile; tre icone; tre personaggi rintanati, chiusi, cristallizzati. Tre incomunicabilità: non vedo, non sento, non parlo. Allora per cercare di metterli a nudo, invece di forzarli in un rapporto, in una condivisione che rifiutavano, abbiamo assecondato la loro natura, e li abbiamo separati, inchiodati ognuno al proprio piedistallo come fossero soldatini di piombo, ognuno chiuso nel suo piccolo e personale recinto. Imprigionati, isolati, senza nessuna possibilità di scappare o nascondersi, li abbiamo costretti a mostrarsi in tutta la loro sincerità e nudità. Ognuno di loro ha lottato strenuamente, chi per continuare a mentire, chi per continuare a fingere, chi perché gli fosse riconosciuta la propria storia, il proprio dolore, la propria identità. Alla fine di questo percorso, faticoso e impervio, i personaggi ne sono usciti distrutti, annientati, dissolti. Di loro non è restato nulla.

Resta la loro memoria conservata e tramandata perché non si possa mai dimenticare la loro storia… perché non si deve dimenticare la nostra storia.

Andrea Lupo

un grazie speciale a