Vuoti a perdere
confidenze alla bottiglia
Un solo corpo attraversato da sette personaggi. Sette bottiglie come sette vite, sette modi diversi di sopravvivere. Tra monologhi feroci, confessioni spezzate e verità che fanno ridere solo perché fanno troppo male, la fatica di stare a galla in un mondo violento e disumano. Uno spettacolo commovente, divertente e poetico.

crediti
di e con Andrea Lupo
regia Marco De Rossi
disegno luci ed elementi di scena Giuseppe Pistorio
costumi Margherita Zanardi
una produzione Teatro delle Temperie
con il sostegno della Regione Emilia-Romagna
categoria: prosa
la trama
Vuoti a Perdere è un viaggio commovente, divertente e poetico nell’abisso dell’umanità: personaggi traballanti, poetici, brutali, lucidi proprio mentre affondano. Tra monologhi feroci, confessioni spezzate e verità che fanno ridere solo perché fanno troppo male, i personaggi raccontano la fatica di stare a galla in un mondo violento e disumano.
Sette bottiglie come sette vite, sette modi diversi di sopravvivere.
E un unico filo che li unisce: il bisogno disperato di restare a galla.
Uno spettacolo che sa di vita, di alcol e di sincerità.
Personaggi che parlano di noi anche quando giuriamo a noi stessi di non assomigliargli.
note di drammaturgia
Ci sono vite che non si vedono.
Passano ai bordi delle nostre giornate, dentro un sorso di qualcosa che brucia. Ma basta fermarsi un attimo – smettere di correre, come non facciamo mai – e quelle vite prendono voce.
Vuoti a Perdere mette in scena un unico corpo attraversato da molti personaggi: anime che emergono, implodono, si accavallano. Sono maschere, sì, ma anche verità che nessuno vuole dire.
Sono gli scarti dell’umanità, i nostri stessi scarti:
- il bisogno di essere visti, anche solo per un attimo;
- l’ossessione del tempo che scivola via;
- la paura di diventare uguali agli altri;
- l’odio come ultima forma di difesa;
- la tenerezza che rimane intrappolata in una bottiglia vuota.
La città corre, il mondo corre, loro invece si fermano, bevono, respirano. E nel fermarsi vedono cose che noi non vediamo più.
Tra poesia e ferocia, tra comicità acida e momenti di disarmante lucidità, lo spettacolo disegna un’umanità fragile, rabbiosa, comica, profonda. Una vita ai margini che smette di essere “perduta” e diventa rivelazione. Perché siamo tutti un po’ bottiglie: ci riempiono, ci svuotano, ci buttano, ci rompono. E forse, se va bene, un giorno ci riciclano in qualcosa di meglio. Forse un modo nuovo di guardare il mondo.
Andrea Lupo






